I colori dell'Ara

Dopo il successo di pubblico riscontrato la sera del 19 agosto, in occasione delle celebrazioni del Bimillenario della morte di Augusto, l’iniziativa è replicata.
La tecnica di proiezione, realizzata in digitale, consente di modificare e modulare i profili e i colori in tempo reale. La scelta delle singole colorazioni dell’Ara Pacis è stata operata sulla base di analisi di laboratorio, confronti con la pittura romana, specialmente pompeiana, e ricerche cromatiche su architetture e sculture antiche.
Sull’ipotesi della colorazione originaria dell’Ara Pacis ha lavorato negli anni passati un gruppo di studio nato in occasione dell’allestimento del nuovo Museo. In particolare è stato approntato un modello tridimensionale dell’altare sul quale è stata applicata la restituzione del colore secondo criteri filologici e storico-stilistici. Dal modello è nata l’idea di proiettare direttamente sulle superfici in marmo dell’altare raggi di luce colorata, per ricreare, senza rischio per la sua conservazione, l’effetto totale e realistico della policromia originaria. L’approccio resta comunque critico: non si vuole colorare l’Ara Pacis “com’era” ma restituire, in via d’ ipotesi, l’aspetto prossimo all’originale di un passato lontano ma non perduto.
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